Lotta all’azzardo, i soldi che mancano alla Liguria

I fondi per combattere il gioco d’azzardo, in Liguria, ci sono: ma il vero terno al lotto è trovarli. Il paradosso suona come una beffa: perché la legge di Stabilità, la 190 del 23 dicembre 2014, prevedeva nero su bianco lo stanziamento di 50 milioni di euro per combattere la ludopatia, una piaga in crescita con 301 persone in carico ai Sert in Liguria solo nel 2014. Nella nostra regione, la fetta di questa cifra ammonta a quasi un milione e 300 mila euro: per il 2015, per il 2016 e per il 2017. Eppure, ad oggi, nessuno ha visto quei fondi. Anzi: la Regione non sa se arriveranno, se sono vincolati o se, al contrario, saranno utilizzati dalle Asl per altri servizi. «Siamo all’oscuro: non abbiamo ricevuto alcuna comunicazione dal Ministero», allarga le braccia Sergio Schiaffino, dirigente regionale nel settore sanitario. Tanto che il Ceis, il Centro Solidarietà di Genova, ha preso carta e penna: e ha scritto all’assessore alla Sanità Sonia Viale per avere risposte: «Cosa ne è di questi fondi? — chiede il direttore generale del Ceis Paolo Merello, delegato Fict (la Federazione italiana comunità terapeutiche), che oggi sarà a Roma, al Ministero della Salute, alla prima riunione tecnica dell’Osservatorio per il contrasto del gioco d’azzardo — ci dicano qual è la scelta politica: non prevenire?».

Il problema, infatti, è che fino ad oggi i Sert della Regione fanno in conti con una patologia sempre più pressante, e fondi insufficienti: “Dei 210 milioni di euro all’anno destinati in Liguria a tutte le residenzialità, compresi anziani, disabili, malati psichici e dipendenze — precisa Merello, che con il Ceis segue una decina di malati di azzardo nella struttura di via Asilo Garbarino — alle dipendenze vanno solo 13 milioni. Ma attenzione: alle dipendenze in generale, dunque alcol, droga, e anche gioco. Da dividere tra le varie Asl. Il risultato è che le strutture accreditate per la ludopatia o ricevono finanziamenti dai Sert, spesso costretti a sottrarli ad altre dipendenze, oppure a pagare la retta sono le famiglie dei pazienti». In via Asilo Garbarino, la scelta del Ceis è stata quella di seguire i malati di gioco gratuitamente. Nella maggioranza dei casi, ci si deve affidare a progetti sporadici o alla buona volontà. A Sanremo, per due anni c’è stato il progetto Prisma: «Proponevamo da uno a quattro colloqui per inquadrare il problema — spiega Marco Boeri del Ceis di corso Garibaldi a Sanremo — e la partecipazione a un gruppo, ogni settimana. Facendo pagare 20 euro a colloquio e 15 per il gruppo». Esempio virtuoso, quello di Millesimo. Qui, il Sert si è inventato il progetto Comunità Breve.

«In isorisorse — spiega Franco Badii del Sert di Savona — ovvero, ricavando una quota dal budget per gli inserimenti in comunità. Considerando il costo di un ricovero in comunità di 12 mesi, il tempo medio per un tossicodipendente, abbiamo deciso di ricoverare i ludopatici per un solo mese: con la stessa cifra ne riusciamo a seguire dodici». Una sperimentazione a risorse zero che ha funzionato. E che continuerà. «Nel primo anno abbiamo inserito in comunità sette pazienti giocatori per un
mese — spiega Saveria Lequio — e poi, possono tornare nel fine settimana». Ma una piaga come quella dell’azzardo, denunciano le associazioni, non può essere lasciata all’ingegno dei singoli. «Il gioco d’azzardo patologico ora dovrebbe rientrare nei nuovi Lea, Livelli essenziali di assistenza sanitaria — precisa Sergio Schiaffino — stiamo attendendo dallo Stato ragguagli su questi fondi. La nostra paura è che non arrivino mai».

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