I soldi ci sono ma si prestano col contagocce

I soldi entrano copiosi nei conti correnti degli istituti di credito. Ma farli uscire resta un’impresa. Mentre famiglie e aziende faticano ad arrivare a fine mese, le banche della Lucchesia aumentano i loro depositi e diminuiscono i finanziamenti erogati ai clienti.

Boom di depositi. Il raffronto fra i dati del 2012 e del 2015 (pubblicati nei giorni scorsi dalla Banca d’Italia) parla chiaro: i quattrini depositati negli istituti di credito sono andati via via moltiplicandosi. Siamo passati dai 2,6 miliardi del 2012 ai 3 dello scorso anno: +13 per cento. Una tendenza che tocca tutti i maggiori Comuni della Lucchesia. Nel capoluogo l’aumento è dell’8%, ma il record è di Capannori, dove i conti correnti di aziende e clienti hanno fatto il botto: 118milioni di euro in più (+27%). Restringendo l’arco temporale del confronto agli ultimi due anni, si abbassano le cifre ma il discorso non cambia. Solo Bagni di Lucca, Castelnuovo e Porcari fanno registrare una lieve inversione di tendenza, dopo un periodo in cui i depositi erano cresciuti costantemente. Per tutti gli altri Comuni continua a essere dominante il segno “+”.

Prestiti col contagocce. I soldi, dunque, entrano in banca in maniera copiosa, ma escono col contagocce. Negli ultimi quattro anni i cosiddetti “impieghi”, termine in cui rientrano le più svariate forme di finanziamento, sono calati (quasi) ovunque in Lucchesia. La media è del 12,5%, che in termini assoluti equivale a 746 milioni di euro. Soldi di cui famiglie e aziende non hanno potuto disporre per accendere un mutuo, comprare un’auto o rinnovare l’azienda. Anche in questo caso, il raffronto 2014-2015 segnala che qualcosa sta cambiando: a Lucca, ad esempio, le somme prestate sono aumentate di quasi 200 milioni. Ma siamo ancora lontani dagli anni pre-crisi: nel triennio 2006-2007-2008 le banche lucchesi concessero finanziamenti per somme superiori ai 4 miliardi euro. Circa uno in meno di quanto concedono oggi.

Il quadro. Quel che emerge dall’analisi dei dati è una fotografia a due facce del sistema finanziario lucchese: da un lato ci sono le ormai conclamate difficoltà di accesso al credito, dall’altro, invece, si evidenziano aspetti che finora erano venuti meno alla luce. Quanti, infatti, pensavano che in tempo di crisi i risparmi dei correntisti o delle stesse imprese fossero aumentati? E invece è proprio così. Una tendenza che solo dal 2015 comincia a evidenziare qualche crepa.

Mettere i soldi in ghiaccio. Come si spiega un fenomeno di questo tipo? Difficile dirlo con certezza. Di certo c’è che sono cambiate le abitudini dei risparmiatori: il “mattone” non è più un bene rifugio e l’inasprimento della tassazione sugli immobili ha disincentivato i possibili acquirenti di prime e seconde case. Anche il gioco in borsa, con questi chiari di luna, deve esser sembrato troppo pericoloso a chi ha un gruzzolo da parte. Conclusione: i soldi si mettono in “ghiaccio” nei caveau.

L’accesso al credito. A denunciare difficoltà di accesso al credito è soprattutto il mondo delle imprese. «La stretta creditizia è ancora in atto – spiega Stephano Tesi, direttore della Cna di Lucca – A pagarne le conseguenze sono le aziende: nel 2008 in provincia c’erano 14.792 imprese artigiane mentre a fine 2015 se ne contavano 11.908. Abbiamo perso quasi 3mila ditte. I problemi sono nati con l’introduzione di Basilea 2, in vigore dal 2007. Da allora per concedere prestiti le banche utilizzano solo parametri di bilancio oggettivi (rating). E di questi tempi le imprese non presentano certo dei bei conti. Alla fine le banche, che hanno comunque incrementato la loro liquidità, non sono in grado di aiutare gli imprenditori. Anche il patrimonio immobiliare, a causa della svalutazione del mattone, non è più sufficiente
come garanzia. Mettiamoci che i Consorzi fidi, che prestavano garanzia alle piccole e medie imprese che cercavano di ottenere un prestito, hanno limitato la loro operatività, mentre i contributi a fondo perduto forniti dalla Regione sono venuti meno. Insomma, il quadro è desolante».

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